Modica

Modica

Modica, Sicilia
CC Gaetano Rap - Modica

Ti lascia senza fiato. È nobile, zitta, altera. Al tramonto assorbe la luce del sole. Era Motyka per i siculi, e Mohac per gli arabi. Occupata dai normanni, fu contea con i Chiaramonte e con i Cabrera.

C'è la cooperativa Don Puglisi che produce cioccolata, c'è la cioccolata dell'antica pasticceria Bonajuto in corso Umberto I 159, e quella di Donna Elvira di corso Umberto I 156: la cioccolateria di quest'ultima è meno nota, ma altrettanto ottima. Da provare gli impanadilli: cioccolato e carne di maiale! I dolci a Modica sono solo di Modica.

C'è l'itinerario del barocco (chiedere all'ufficio turistico di piazza Monumento 80) e c'è l'itinerario dolciario. E concerti tra le chiese, inverno compreso, e mostre e rassegne cinematografiche al chiostro seicentesco di Palazzo Sant'Anna, perché il ragusano è terra colta: a Salvatore Quasimodo è stato dedicato uno spazio letterario nella sua casa di via Posterla 84.

La città bassa è attraversata da corso Umberto I: balconi in ferro battuto, e all'improvviso una piazza. La chiesa del Carmine ha un portale e un rosone gotici: all'interno, un'Annunciazione di Antonello Gagini. Sul corso, shopping dell'ultimo trend, e la nota oreficeria Cannata, con modelli unici. Piazza Principe di Piemonte e via Marchese Tedeschi, per giungere alla chiesa di San Domenico, e infine di Santa Maria in Betlemme: quest'ultima, costruita nel XV secolo, e rifatta dopo il terremoto del 1693, conserva caratteri elegantemente tardorinascimentali. Il Museo civico è ospitato nell’ex Convento dei Padri Mercenari: la sezione etnografica conserva una delle collezioni nazionali più interessanti della tradizione contadina.

Su corso Umberto I, vediamo la scalinata verso la chiesa di San Pietro, patrono di Modica: fu costruita nel XVIII secolo con motivi cinquecenteschi che si notano sulla facciata rossa e traboccante di statue. Lo stesso rosso è per l'elegante Santa Maria del Soccorso, costruita dai gesuiti. Si esce da San Pietro e s'incontra un costruttore di flauti in canna, e inizia corso Garibaldi dove si vede presto il teatro che contiene un tondo dell’artista Piero Guccione, e le porte finestre dei palazzi in legno azzurro intagliato.

E i circoli attivi e con attivisti lieti di chiacchierare col curioso: la società operaia viva fin dal 1881, e l'associazione degli ex combattenti. Seduti a un tavolo dell'antica latteria di corso Umberto I, si gode della vista della chiesa di San Francesco e del suo rosone. Si gustano la cremolata di fichi, noci e cioccolata, e latte di mandorla: da questo antico laboratorio gastronomico va in onda una trasmissione sulla cultura del dolce per Radio 24.

Alzando gli occhi si vede il castello che ha un museo musicale… anche l'erudizione della musica a Modica. Sul corso si affacciano ancora il Municipio, Santa Maria del Soccorso e il Palazzo Manenti. Modica! Di cibo, culturalmondanità, sapere puro, cronaca vecchia e nuova, e bagliori del crepuscolo.

Si va verso la città alta: si voltano le spalle, scorci tra i tetti, le signore ai balconi, tegole, e campi macchiati di roccia, e i piccoli slarghi. 250 gradini ed è il rapimento: la chiesa madre di San Giorgio. Il santuario rosato fu eretto nel Settecento dall'architetto Rosario Gagliardi: la facciata ha superfici concave e convesse a creare effetti chiaroscurali, ed è scompartita da colonne che inquadrano cinque portali.

E l'oleandro, e la buganvillea nelle piccole aiuole in basso. La parte centrale si innalza con cinque ordini di colonne e forma la torre campanaria. All'interno, si ammirano le tre navate con la cupola, un polittico con scene della vita di San Giorgio dell'Aliprandi, e una tela, l'Assunta del Paladino. Si immagina il tempo che fu, tra le vestigia dei castelli chiaramontani, dei Cabrera e dei Naselli. La meridiana è firmata Parini, e la prospettiva della chiesa dall'esterno verso l'interno, quando la cattedrale ha il portale aperto, è un prodigio architettonico.

Salendo attraverso le viuzze, oltre San Giorgio, Modica si fa popolare, e in agosto ci sono i matrimoni, tanti. Si trova la taverna Nicastro (via S. Antonino, tel. 0932945884), nota per le sue scacce, schiacciate di verdure e carne di maiale, le saporitissime zuppe di fave, e i soavi ravioli di ricotta. Altrimenti, per consumare un pasto veloce, chiedete delle trattorie Agli Archi o di Gargantuà. Dopo cena si passeggia fino a San Giovanni Evangelista e poi ci si ferma al belvedere. Modica, la notte, nelle mille gobbe che spuntano e serpeggiano tra i coppi fulvi, mostra un umore costante.