Ragusa

Ragusa

Ragusa, Sicilia
CC Isabella - Ragusa Ibla

Ragusa è divisa in due, c'è la città nuova, e la vecchia Ibla, drammatica e solitaria, la città bassa. Sull'isola dicono che sia uno dei centri più civili dell'intera regione, così dicono alcuni siciliani di Catania o di Palermo, che ci sono ancora i negozi dei barbieri dove gli uomini si fanno i baffi e chiacchierano, i vecchi circoli dove si discute di politica, e ci si augura che la città sia sempre più linda. Arrivati a Ragusa, i circoli li vediamo: il circolo San Giorgio del 1911, il circolo di conversazione, il teatro Arezzo dove anche le donne s'incontrano, il circolo cattolico, e poi quelli di categoria, contadini e, ahimè, cacciatori.

E tutt'attorno una campagna macchiata di carrubi, con qualche vecchia masseria, o una villa d'epoca isolata. E balle di fieno, i buoi ragusani, i muri a secco di pietra bianca dei vecchi e nuovi tagliapietre che vanno a scuola di scalpellino: tutto ha contribuito a fare di Ragusa un Patrimonio dell'Unesco.

Dal Ponte Nuovo, vediamo il ponte settecentesco dei Cappuccini, e nella vicina trattoria Orfeo assaggiamo il caciocavallo all'argentiera impreziosito dal sapore pungente dell'aglio. A Ibla invece, salumerie, bar, un ristorante e un hotel accogliente si chiamano inequivocabilmente "Barocco". In cima al colle di Ibla, in corso Italia 387, c'è la Casa del formaggio, dove Angelo Di Pasquale espone un assortimento unico di caciocavallo ragusano, e sovrintende alla fase più delicata della vita della sua pasta, la stagionatura.

Ragusa ha un Festival di musica d'organo. A Ibla c'è l'Università di lingue, dove si studiano l’arabo, il russo, e il giapponese. E le case con gli orti, che sono anche giardini per il viandante. E poi una storia curiosa, quella di Henry Blondeau che in una notte addormentata del 1800 atterrò a Ragusa con la sua mongolfiera. I ragusani non credevano nelle capacità di quel pallone. Fu così che il signore francese, caduto in depressione, pur di guadagnare la fiducia del popolo, ripartì al cospetto di un vasto pubblico in un giorno di tempesta. La mongolfiera si sollevò, ma presto si schiantò contro una rocca. Blendeau morì. Oggi è ricordato dai ragusani non senza ammirazione.

Ibla

Ibla, contenitore di 42 chiese, occupa il territorio di Hybla Heraia, insediamento siculo, colonizzato dai greci di Siracusa. Fu dominata dai bizantini, dagli arabi dall'848 d.C., e dai normanni che la fecero contea nel 1091 con Goffredo figlio di Ruggero. Con Manfredi Chiaramonte, fu unita alla contea di Modica. Ibla fu distrutta dal terremoto del 1693, e durante la ricostruzione si estese verso la città alta.

I suoi palazzi: Palazzo Bertini, Cosentini e Donnafugata che all'interno ha una notevole pinacoteca. Ci si ferma davanti al Palazzo Cosentini, i suoi balconi, le sue sculture sardoniche, sbeffeggianti. Qui si vede la fascinosa salita Commendatore che porta alla chiesa dei cavalieri di Malta.

La chiesa di Santa Maria d'Itria e la chiesa delle Anime del Purgatorio sono barocche e segnano il confine con la città alta. Qui vediamo anche il Palazzo Nicastro, detto della Cancelleria perché ospitò la cancelleria Comunale sino al 1865.

In via Capitano Bocchieri si erge Palazzo La Rocca, edificio settecentesco che ospita l'Azienda per il turismo. E se evitate i giorni di festa, c'è pure il bisbiglio delle case che vivono piano.

Ibla, Palazzo Cosentino
CC vil.sandi - Ragusa Ibla, Palazzo Cosentini

Camminando in via del Mercato si arriva alla Basilica di San Giorgio, costruita sopra un'alta scalinata dall'architetto Rosario Gagliardi nel 1744. Vedi la palma, il giallo siciliano, e ti sembra di partecipare in prima persona alla letteratura che ha vinto i secoli. La facciata è convessa al centro, e la cupola fu aggiunta nel 1820.

Si lascia la piazza dopo aver assaggiato il gelato di Gelato DiVini. I gusti: il vino appunto, gelsomino, carrubo, peperoncino, pistacchio, marsala, uvetta, cannella, menta. Una gelateria così non poteva che trovarsi a pochi passi da una Cattedrale sontuosa.

In piazza Pola si vede la chiesa di San Giuseppe, e verso la Villa comunale la chiesa dei Cappuccini Vecchi con i dipinti del Novelli. Della chiesa di San Giorgio, accanto al giardino pubblico, rimane il bellissimo portale gotico-catalano. E ancora Ibla un po' timida e un poco vanesia.

Verso via Chiaramonte vediamo la chiesa di San Francesco all'Immacolata: al terremoto ha resistito il portale gotico. La chiesa di San Tommaso ha un prospetto severo, e il fonte battesimale in solenne pietra asfaltica è di Vincenzo de Blundo.

La villa di Ibla è un viale di palme, con vasi ricavati dai sassi ragusani, le chiese di San Vincenzo Ferreri, dalla cella campanaria arricchita con ceramiche policrome, San Giacomo, e la Chiesa dei Cappuccini dove si conserva il trittico di Pietro Novelli. Il cinguettio dei pettirossi, si resta sospesi, un po' come in un quadro di Magritte.

Prima di allontanarsi da Ibla si può mangiare nell'elegante ristorante Il Duomo o da Don Serafino: chiedete, li conoscono tutti. Se preferite la cucina spartana, chiedete ancora, ma con fare discreto, dell'Ingrasciato: ingrasciato in siciliano significa sporco. Non vi allarmate, si tratta di una trattoria semplice, ma igienicamente corretta.

Ragusa Superiore

Seguiamo le indicazioni per la chiesa di Santa Maria delle Scale fondata nel XV secolo e ricostruita in parte dopo il terremoto del 1693: si vedono un portale gotico e, all'interno, arcate gotico-catalane con mostri che ricordano le creature fantastiche e scimmiesche di Notre-Dame. Ai piedi della chiesa inizia la lunga scalinata che scende a Ibla. Il suo parroco, padre Andrea, si lamenta dei pochi fedeli rimasti alla chiesa. "Nel Cinquecento" dice rassegnato e ridacchiando, "i ragusani erano sempre qui, ora noi facciamo solo matrimoni". Parla come se avesse vissuto quell'epoca… il Cinquecento di cui parla.

Da via XXIV Maggio arriviamo al Santuario del Carmine, che è stato ricostruito, e vediamo il moderno ponte San Vito, che con altri ponti conduce ai quartieri moderni. Corso Vittorio Veneto è al centro, con costruzioni nuove, e a piazza San Giovanni Battista vediamo la Cattedrale dedicata a San Giovanni Battista che si allontana un po' con gli anni dalle altre opere della città, che sorge su una terrazza. La sua facciata è scompartita da colonne corinzie, e ha tre portali: quello centrale guarnito di statue. Il campanile è a cuspide, e l'interno a tre navate con la cupola abbonda di stucchi, marmi, e affreschi.

Nel Museo archeologico vi sono reperti preistorici del periodo di Castelluccio, e delle necropoli: il materiale appartiene all'arco temporale che va dal VI al IV secolo a.C. Se non si è veramente appassionati all'archeologia, e si ha poco tempo, ricordatevi che qualche ora in più tra le strade di Ragusa, è qualche ora guadagnata anche per il visitatore poco studioso.

Si fa un'estensione di circa sei chilometri al Castello di Donnafugata, nel borgo antico, tra i cardi appassiti, che in estate presenta concerti e mostre. Più che un castello è una residenza nobile di campagna. Mentre senti le caprette belare, e l'odore delle stalle, vedi una ristrutturazione un po' troppo invasiva.

Qui ci abitò il barone Arezzo, detto terremoto per il modo in cui approfittò delle altrui rimanenze territoriali dopo la calamità sismica. Il terremoto instillò nei siciliani un senso di costante inquietudine, esaminata da psicologi e storici che scrissero varie tesi sull'idea di catastrofe in Sicilia. Paolo Monello fu il portavoce della ricerca.

I carretti esposti qui dal collezionista Giovanni Virgadavola, mostrano delle decorazioni più delicate di quelle dei carretti palermitani. I pavimenti del palazzo sono in pietra pece, pietra commista al petrolio della zona: calpestarla è piacevole. Gli affreschi hanno colori accesi, e poi c'è quel dolce caminetto le cui tendine lo fanno assomigliare a un piccolo teatro. Il salone degli specchi è vetro esso stesso, pare di stare dentro un vaso di cristallo.

Fuori dalla residenza, si possono mangiare ottimi ravioli ragusani in una delle trattorie del patio: una delicatezza per il palato.